Dolcissima sera, l’incanto di piazza Farnese nel riverbero dei lampioni, quando all’improvviso entra una Bmw coupé che, rombando, va a inchiodare davanti al ristorante Camponeschi.
Il tipo che apre lo sportello è basso, tarchiato, ha il viso ovale, un sigaro tra le dita, la camicia bianca sbottonata al collo. Scende e va a prendere posto in una tavolata rumorosa, dove viene accolto da un coro affettuoso:
«Lu/i/ggi/no! Lu/i/ggi/no!».
Segue applauso.
Seguono risate.
Chi può permettersi un simile ingresso in una delle più belle piazze di Roma?
Sul cruscotto della Bmw non c’è traccia di permessi speciali.
Sul muro, all’angolo con via dei Baullari, un cartello: «Area pedonale».
Due vigili urbani assistono distrattamente alla scena. Uno fuma, l’altro sbadiglia, guarda l’orologio, sbadiglia ancora. Poi si volta.
«Cerca qualcosa? Ha bisogno di qualcosa?». (Tono sgarbato).
Mi chiedevo perché quel signore può parcheggiare la sua auto lì, mi chiedevo perché non gli facciate una multa e non chiamate un carro attrezzi.
«Perché perché perché…».
Ecco, sì: perché?
(A questo punto interviene quello che stava fumando, e che sembra essere il più alto in grado).
«Senta, me sa che lei nun cià niente da fa’, eh?». Veramente…
«E su… Se faccia ‘na passeggiata… faccia er bravo, no?».
Nemmeno ti chiedono chi sei. Si allontanano con un ghigno di fastidio, la camminata ciondolante, non si capisce se complici o rassegnati, di certo testimoni e protagonisti dell’agonia di questa città, della Capitale d’Italia, ormai sfregiata dall’illegalità, dall’abusivismo, senza più decoro, senza regole, precaria, molle, infestata dalle tangenti, dove tutti possono tutto.
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