| L'Italia e i cacciatori di nuovo condannati |
|
|
|
| Domenica 25 Luglio 2010 00:00 | |||
|
Negli ultimi anni molte regioni italiane, con in testa il Veneto e la Lombardia, hanno concesso la caccia di uccelli protetti con la cosiddetta “caccia in deroga”, passata da evento eccezionale a prassi acquisita. Con la sentenza della Corte il quadro normativo appare finalmente chiaro: le “deroghe” si definiscono tali perché sono misure eccezionali da assumere solo in casi ben precisi; quando diventano un’abitudine, cosi’ com’è accaduto in Veneto dove vengono concesse sin dai primi anni del 2000, non sono piu’ “deroghe” ma “prassi”. Prima di questa sentenza la caccia in deroga era diventata prassi stabilita, praticamente un “diritto acquisito”. Con questa sentenza l’Italia ha subito una lezione di civiltà, la condanna della Corte di Giustizia Europea è uno smacco politico senza precedenti, in un solo colpo vengono messe a nudo le bugie, raccontate per anni, di assessori regionali, parlamentari ed europarlamentari che giuravano che la caccia in deroga veniva esercitata nel “pieno rispetto delle deroghe”. Tratto da un comunicato della Lega per l'Abolizione della Caccia
|















La Corte di Giustizia Europea con la Sentenza C-753/08 del 15 luglio 2010 ha condannato l’Italia per la violazione della Direttiva “Uccelli” a causa delle leggi approvate dalle regioni con le quali è stata autorizzata la caccia in deroga a specie di uccelli protetti.